Prima di cominciare
Milano, e tutta Italia
Un primo incontro che non si paga, due o tre soluzioni fra cui scegliere, un esecutivo in cui c’è scritto tutto e un cantiere seguito di persona. Qui sotto c’è come va, dal primo sopralluogo alle chiavi, con i tempi veri di un lavoro appena finito.
Il primo incontro non si paga e non impegna a niente. Ci si vede, si guarda il posto, si capisce se c’è un progetto. A volte si capisce che non c’è, e anche quella è un’informazione che vi serve.
Portate quello che avete: va bene una planimetria, e se non ce l’avete basta un foglio del catasto. Se non avete nemmeno quello, venite lo stesso: il rilievo è un problema mio.
Se esiste già un rilievo affidabile lo uso, non lo rifaccio per principio. Ma preferisco andare a riscontrarlo di persona, perché una misura sbagliata non si vede sul disegno: si vede in cantiere, quando il mobile non entra.
Dal rilievo non esce un progetto: ne escono due o tre. Sono strade diverse per lo stesso posto, e si guardano insieme finché non è chiaro qual è la vostra. Sull’ultimo appartamento ci sono voluti due incontri in due settimane e mezzo.
Qui la decisione è vostra. Il mio mestiere è mettervi davanti scelte vere, non una proposta sola da approvare.
Poi si disegna l’esecutivo, e lì c’è scritto tutto, elencato per intero, voce per voce. I miei esecutivi parlano da soli: è il punto di tutto il lavoro.
Serve a due cose. L’impresa fa il prezzo su un disegno completo invece che su un’idea, e in cantiere non si improvvisa.
Dipende dal Comune e da che cosa si tocca: un appartamento, un negozio, un ufficio, un cascinale o un rudere non sono la stessa pratica. A volte la deposito io; a volte mi appoggio a chi quel Comune lo conosce davvero, perché serve anche dopo, per le varianti che nascono a lavori aperti. Per gli interventi grandi ho uno studio su cui contare.
Una cosa che quasi tutti credono al contrario: con una CILA, salvo vincoli, non si aspetta il Comune. Nell’ultimo appartamento la pratica è stata protocollata il 15 settembre e la ricevuta è arrivata il giorno dopo. Le sette settimane fra la pratica e la prima martellata non sono burocrazia: sono il computo metrico e la scelta dell’impresa.
Se avete già un’impresa di fiducia, me la fate conoscere e si lavora con quella: è successo spesso, e spesso è andata benissimo.
Se non ce l’avete ve ne presento un paio. Fanno il computo metrico e quantitativo sulle stesse tavole, così i due numeri che vi trovate in mano sono confrontabili davvero, e non due preventivi che parlano di due lavori diversi.
Nella maggior parte dei lavori che ho fatto la direzione lavori l’ho tenuta io. Se preferite affidare le pratiche e quel ruolo a qualcun altro, per me non è un problema: quello che non cambia è che in cantiere ci sono, e spesso.
Le sorprese si evitano prima. Una brava impresa, prima di consegnare il preventivo, controlla e ricontrolla il lavoro da fare: quello che altrove salta fuori a muri aperti, lì è quasi sempre già stato visto.
E se a lavori iniziati cambiate idea, si cambia: non è un problema. Cambiano i tempi, in proporzione a quello che chiedete. Preferisco dirvelo adesso, piuttosto che sentirmelo chiedere dopo.
Alla consegna ricevete tutte le certificazioni, le mie e quelle dell’impresa. Quando c’è, anche lo storico fotografico del cantiere: dal primo giorno al finito.
Queste sono le date di un appartamento milanese di 59 metri quadri, e di una ristrutturazione completa: gli impianti vecchi buttati e rifatti da capo, e tutto il resto nuovo. Non è una media: è un lavoro solo, quello appena finito.
Dal primo sopralluogo alla prima martellata: nove settimane. Poi sei mesi di cantiere.
Dopo i sei mesi la casa ha aspettato i mobili, che non erano ancora stati scelti: quella parte non dipende dal cantiere, dipende da voi.
Un cascinale, un rudere o un cambio di destinazione d’uso allungano soprattutto la prima parte, quella delle pratiche: è lì che si guadagna o si perde tempo, non in cantiere.
Qui non trovate un listino, e non è per far mistero. È che una cifra data senza aver visto il posto non è un prezzo: è un numero a caso.
Come si compone, però, ve lo dico volentieri. La parcella è fatta di cose contabili: le tavole di studio e quelle esecutive, le ore di sopralluogo e di cantiere, il computo metrico, le consulenze quando si sceglie insieme un materiale, un rivestimento, un arredo. Quando serve un tecnico esterno — per una pratica, per le strutture, per un impianto — ve lo trovo io e ci si accorda insieme su che cosa deve fare, ma il suo compenso lo concordate direttamente con lui: non passa dalla mia parcella. Lo sapete prima di cominciare, non alla fine.
Quanto faccia in tutto dipende da quanto è grande il lavoro e da quanto mi volete dentro. Prima ci si conosce, poi si ragiona insieme sulla parcella: in quest’ordine.
Lo studio è a Milano, in via dell’Annunciata. Ma lavoro in tutta Italia: ho cantieri finiti sul lago di Como, in Sardegna, in Sicilia, in Toscana. Fuori Milano cerco le imprese sul posto, e i materiali pure: fanno risparmiare sul trasporto e invecchiano meglio, perché sono già di lì.
Il primo incontro non si paga. Mandatemi due righe su che cos’è e dove, e vi dico che cosa ne penso.