Concorso · Milano
Via Lamarmora e via degli Orti, Milano — 2015–2016
Un complesso storico a Milano, fra via Lamarmora e via degli Orti: un edificio a corte, una chiesa sconsacrata e due lotti liberi. Il progetto li tiene insieme in un pezzo di città residenziale.
Il programma è grande: alloggi da due a cinque locali nell’edificio storico recuperato, due edifici nuovi sui fronti strada, centosette box interrati, gli spazi comuni — e, dentro la chiesa, una spa.
Il gruppo di lavoro era di sedici professionisti, riuniti sotto il nome DFA partners. Non è un vezzo: il bando aveva tempi strettissimi, e un progetto di questa dimensione — due edifici nuovi, un complesso storico da rilevare e ridisegnare, una spa, gli interrati, il calcolo delle superfici commerciali — in poche settimane non lo fa uno studio normale.
I nomi stanno stampati in testa a ogni tavola, tutti e sedici in fila: Daniele Fiori, Cristina Gaddoni, Andrea Lapasini Pandozy, Paola Antenore, Hilario Bourg, Silvia Busnelli, Roberta Canovi, Federica Capone, Marco Cefis, Raffaello Cozzi, Matteo Gardino, Salvatore Grande, Enzo Lelli, Matteo Pagani, Beatrice Valli, Noemi Verga.
Il metodo era questo: ognuno portava la propria idea, il gruppo la analizzava, e le idee che reggevano si portavano avanti in parallelo — disegnate fino al dettaglio, non fino allo schizzo. Solo alla fine si sceglieva quale proseguire; l’ultima parola era di Daniele Fiori, ma la soluzione la costruiva il gruppo.
Non si votava: si disegnava. Una votazione giudica le idee quando sono ancora intenzioni, e produce medie; portare due strade fino in fondo costa il doppio, ma alla fine fa scegliere fra due progetti invece che fra due opinioni.
Il metodo si vede nelle tavole. Sull’edificio storico ci sono due soluzioni disegnate per intero — la conservativa (tav. 3) e la nuova, con eliminazione delle superfetazioni, riapertura delle logge e ridisegno dei serramenti (tav. 2). E sul fronte di via Lamarmora, due configurazioni volumetriche: una allineata all’edificio più basso, l’altra composta a quote diverse sui due edifici adiacenti (tav. 4).
Dentro il gruppo ho sviluppato gli spazi interni del blocco su via degli Orti, la tavola 5. Il tema era il rapporto fra il piano terra e la strada, e la tavola lo codifica in quattro gradi: permeabilità visiva — si vede dentro; permeabilità funzionale — quello che c’è dentro serve anche a chi passa; accessibilità parziale; accessibilità totale.
Detto così sembra teoria, e invece è la cosa che decide se una via è viva: quanto il piano terra si lascia guardare e attraversare. In pianta diventano locali commerciali, il deposito bici, gli ingressi, i locali tecnici, disposti in modo che il fronte non si chiuda come un muro.
Nel complesso c’è una chiesa sconsacrata, e il progetto ne fa una spa: sauna, bagno turco, jacuzzi, percorso hammam e piscina, su tre livelli.
La piscina sta incassata nel pavimento della navata, lungo l’asse originario, con l’abside conservata come fondale; i canali dell’aria corrono a vista sotto le volte, senza controsoffitto; la luce resta quella delle finestre ad arco sui fianchi. Cambia la destinazione, non il gesto: si continua a camminare lungo l’asse, verso il fondo.
Di chi è questa idea. Del gruppo. Nel collettivo le decisioni di progetto si prendevano insieme, spa compresa; l’ho decisa insieme agli altri, e non la firmo da solo. La mia parte sviluppata è il blocco su via degli Orti.
Per capire i volumi il complesso è stato modellato in tre dimensioni e girato da tutti i lati: viste bianche per controllare le altezze contro gli edifici vicini, poi le stesse viste con i materiali. Le prospettive delle tavole, invece, sono acquerellate a mano sopra il disegno: in un concorso con quei tempi, un acquerello si legge prima di un render.
Consegnate a gennaio 2016, formato A0, scale dal 1:400 delle volumetrie al 1:20 dei dettagli.
1 — complesso edilizio · 2 — storico, nuova soluzione · 3 — storico, conservativa · 4 — via Lamarmora · 5 — via degli Orti · 6 — spazi comuni e spa