Ritratto di Matteo Gardino
Matteo GardinoArchitetto

Costruito e in fase conclusiva · Milano

Un Pasticcino alla Crema

Via Mincio 10, Milano — 2025–2026

Il soggiorno finito: il divano grigio sul tappeto, il tavolo da pranzo davanti alla parete di mattone antico, i binari con i faretti a soffitto e la portafinestra
Settembre 2026: lo stesso punto della casa da cui, un anno prima, si vedeva un muro.
Luogo
Via Mincio 10, Milano — secondo piano
Anno
Progetto 2025, cantiere novembre 2025 – settembre 2026
Superficie
71 m², più due balconi
Studio
Studio Gardino Architettura, Milano
Ruolo
Progettista e direzione lavori
Intervento
Ristrutturazione totale: nuova distribuzione, infissi, sanitari, impianti, tapparelle elettriche, corpi illuminanti, pavimentazione
Impresa
GoCrea srl
Cucina
Disegnata da me, costruita da Sormani Arredamenti
Pratiche
Archè Associati — cila protocollata il 15 settembre 2025
Fotografie
Matteo Gardino, agosto 2025 – settembre 2026
Stato
Costruito e in fase conclusiva — manca l’arredo definitivo

Prima era una casa milanese come ce ne sono migliaia: un corridoio al centro, le stanze a destra e a sinistra, una cucina separata di sette metri quadri, un bagno lungo e stretto in fondo, pareti color salmone e pavimenti di graniglia. Funzionava. Ma funzionava come nel 1960.

Quello che c’è adesso è una casa aperta, dove le stanze si vedono l’una dentro l’altra, e dove non è rimasto niente di prima: non gli infissi, non i sanitari, non gli impianti, non le tapparelle, non le luci, non i pavimenti.

Settantuno metri quadri, più due balconi: uno si apre dal soggiorno, l’altro, più piccolo, dalla cucina. Nessuno dei due dà sulla strada — ed è la differenza, in una casa di città, fra un balcone che si usa e uno che resta chiuso.

Il nome del progetto descrive il colore. Tortora alle pareti, travertino in bagno, bronzo e crema in cucina: la casa è letteralmente un pasticcino alla crema.

Com’era

Le fotografie del rilievo sono dell’agosto 2025, fatte a casa ancora arredata. Servono a misurare, non a essere belle — ma sono l’unico documento di quello che c’era, e qui valgono come termine di paragone.

L'ingresso prima dei lavori: pavimento in graniglia, pareti bianche, un mobiletto e le porte del corridoio
L’ingresso, con la graniglia.
Il corridoio prima: stretto, con un armadio a ponte che lo attraversa in alto e le porte delle stanze
Il corridoio, con l’armadio a ponte sopra la testa.
Il soggiorno prima: pareti color salmone, tavolo e sedie, pavimento in graniglia, porta finestra sul balcone
Il soggiorno: salmone e graniglia.
Il bagno prima, visto dalla porta: lungo e stretto, pavimento scuro, sanitari in fila contro la parete
Il bagno: lungo, stretto, buio.
La cucina prima: mobili in laminato chiaro, piastrelle a mezza altezza, cappa e piano cottura
La cucina, sette metri quadri chiusi.

Le due tavole

Di questo lavoro esistono decine di disegni, ma quelli che raccontano il progetto sono due, e vanno letti in quest’ordine.

Il primo è la tavola delle demolizioni e costruzioni. In basso a sinistra c’è il rilievo dello stato di fatto, con i nomi delle stanze e i metri quadri di ciascuna: soggiorno, camera, bagno, disimpegno, cucina, ripostiglio. In basso a destra lo stato di progetto. Sopra, le due tavole comparative in giallo e rosso — giallo quello che si demolisce, rosso quello che si costruisce. È il disegno più onesto che esista: dice esattamente quanto muro se ne va.

Tavola A2 delle demolizioni e costruzioni: quattro riquadri con il confronto giallo-rosso, il rilievo dello stato di fatto quotato e lo stato di progetto
Demolizioni e costruzioni. Apri la tavola in PDF

Il secondo è la planimetria di progetto in scala 1:20, che è una scala da mobili, non da appartamenti: ci stanno dentro le prese, gli interruttori, i faretti, i binari, i sanitari, le misure di ogni specchio. Sopra la pianta c’è la sezione A-A, ed è lì che si legge la vera idea della casa — il mattone antico al centro, gli specchi ai due lati, il travertino in controfalda da 0 a 120, il controsoffitto.

A sinistra della tavola c’è una colonna che non si vede quasi mai su un disegno d’appartamento: la legenda elettrica, quaranta simboli, in italiano e in inglese. Su una casa di questa dimensione l’impianto è metà del lavoro.

Tavola A1 in scala 1:20: la pianta di progetto con impianto elettrico, arredi e specchi quotati, la sezione A-A in alto e la legenda elettrica nella colonna a sinistra
Pianta 1:20 e sezione A-A. Apri la tavola in PDF

Il muro che è caduto

Il cantiere apre a novembre 2025, e la prima cosa che succede è la più semplice da fotografare e la più difficile da decidere: si aprono i muri.

Le due fotografie qui sotto sono a un mese di distanza e non sono lo stesso punto — la seconda guarda un’altra parete, e infatti in fondo si vede ancora il salmone. Ma messe vicine dicono la stessa cosa: il muro della prima, a dicembre, era appena fuori dall’inquadratura sulla sinistra, e non c’era già più.

Novembre 2025: il muro aperto a metà, con la parete salmone ancora in piedi, le macerie per terra e una scala a pioli
Novembre: il primo varco, e il salmone ancora addosso.
Dicembre 2025: il muro della cucina al grezzo, con una traccia aperta nella parete accanto per i nuovi impianti del bagno; in fondo si intravede ancora la tinta salmone
Dicembre: questo è il muro della cucina. Il buco nella parete accanto non è una demolizione — è la traccia dei nuovi impianti del bagno che sta di là.

Il soggiorno, in cinque tempi

Questa è la parte della casa che è cambiata di più, ed è anche quella più fotografata: la stessa inquadratura, dieci mesi.

Dopo le demolizioni arriva la parete in mattone antico, che non è una decorazione: è il fondale che tiene insieme uno spazio aperto senza bisogno di rimettere un muro. Poi il parquet, poi i binari a soffitto, e infine l’arredo.

Dicembre 2025: lo spazio aperto al grezzo, muri scrostati, pavimento tolto
Inizio — dicembre 2025.
Maggio 2026: la parete di mattone antico appena posata, intonaci nuovi, pavimento ancora al grezzo
Il mattone — maggio 2026.
Luglio 2026: la parete di mattone finita e gli intonaci tinteggiati, il pavimento ancora da posare
Metà — luglio 2026.
Fine luglio 2026: il parquet in rovere appena posato che attraversa tutta la casa, le stanze ancora vuote
Fine luglio: il pavimento, e la casa diventa una sola.
Fine agosto 2026: il soggiorno con il divano, il tappeto, il tavolo da pranzo e i faretti accesi sui binari a soffitto
Fine agosto: un minimo di arredo, e si capisce la misura.

Il bagno

Il bagno di prima era il difetto peggiore della casa: lungo e stretto, con i sanitari allineati contro la parete e una finestrella in fondo. Un corridoio con dentro una vasca.

Quello nuovo occupa lo stesso spazio e lo tratta al contrario. Le pareti sono rivestite in travertino in controfalda, il lavabo è un piano continuo a sbalzo invece di un mobile, lo specchio corre per tutta la parete, e la doccia è a filo pavimento, senza gradino e senza box.

La luce, qui, è fatta apposta per non farsi vedere. Sopra il mobile lavabo c’è una striscia LED nascosta dietro una veletta: si vede la luce, non la lampada. Le luci vere sono i faretti incassati nel controsoffitto. E il controsoffitto, in fondo, non arriva al muro: si ferma prima, e da quello spacco esce altra luce.

E poi c’è il pavimento, che è una resina rossa. In una casa tutta tortora e travertino, un pavimento rosso è la decisione che sveglia tutto il resto: si vede dal corridoio, in fondo, come una luce accesa.

Il bagno prima: stretto, piastrelle chiare, vasca e sanitari in fila, la finestrella in fondo
Prima: i sanitari in fila, come in un corridoio.
Luglio 2026: le lastre di travertino in opera sulle pareti, il piano del lavabo già montato, il soffitto ancora da chiudere
Luglio: il travertino sale, e il lavabo è già un piano continuo.
Fine luglio 2026: lo specchio a tutta parete montato, la veletta che nasconde la striscia LED sopra il mobile e il piano del lavabo in travertino
Lo specchio a tutta parete. La luce sopra il mobile è una striscia LED dietro una veletta: non si vede da dove viene.
Agosto 2026: la resina rossa appena colata sul pavimento del bagno, il resto già finito
Agosto: la resina rossa.
La doccia finita: a filo pavimento, senza box, con la parete in travertino e il soffione a muro
La doccia: nessun gradino, nessun box.
Il bagno finito visto dalla porta: la lunghezza intera, il pavimento rosso, il piano del lavabo a sbalzo e lo specchio illuminato
La stessa lunghezza di prima, usata al contrario. In fondo il controsoffitto si ferma prima del muro, e da quello spacco esce altra luce.
Dettaglio del lavabo: il piano continuo in travertino a sbalzo, il catino appoggiato, lo specchio e la veletta che nasconde la striscia LED
Il piano continuo: sotto non c’è un mobile, c’è il pavimento.

La cucina

La cucina è disegnata da me e costruita da Sormani Arredamenti, la stessa falegnameria della Chocolate Factory. Non è una cucina comprata: è un mobile su misura per una stanza che non è rettangolare.

Sta tutta su un lato, in un blocco unico: basi e pensili color bronzo, piano nero continuo, forno e piano cottura in linea, e sopra i pensili nessuna cornice. Dall’altra parte non c’è niente — ed è quello che tiene larga una stanza stretta.

La vecchia cucina: pensili in laminato, lavello sotto la finestra, piastrelle e radiatore
Prima: laminato e piastrelle.
Settembre 2026: due montatori di Sormani Arredamenti al lavoro sui pensili della cucina, uno sulla scala e uno a terra
I montatori di Sormani, settembre 2026.
La cucina finita di prospetto: basi e pensili color bronzo, piano nero continuo, forno incassato
Finita: un blocco solo, su un lato solo.
La stanza della cucina vuota, prima del montaggio: le due sagome degli attacchi disegnate sul muro tortora e la finestra
Due settimane prima: sul muro ci sono solo i segni degli attacchi. Una cucina su misura si vede tutta qui, ed è qui che si sbaglia.

Gli specchi, un’altra volta

In pianta ci sono tre specchi, quotati come si quota un muro: uno da 220 a 290, uno da 0 a 210, uno da 125 a 250 centimetri. Le quote sono altezze, e dicono già che tipo di specchi sono: non oggetti appesi, ma fasce che occupano una porzione precisa di parete.

Nella fotografia qui sotto se ne vedono due, e conviene dire subito quello che non fanno: il mattone non è raddoppiato. Il mattone è vero dappertutto dove si vede.

Uno degli specchi sta tutto a sinistra, dove il mattone finisce, e chiude la parete. L’altro corre sopra il muro di mattone più basso, dai 220 in su: e quello che riflette non è il muro, sono i faretti. Da lì in su il soffitto sembra continuare oltre la stanza.

Il soggiorno: la parete alta di mattone antico, a destra il muro di mattone più basso e sopra di esso la fascia a specchio che riflette i faretti del soffitto
Il mattone è vero. Lo specchio è la fascia sopra il muro più basso, a destra: a raddoppiarsi sono i faretti.
Vista d'insieme del soggiorno con i binari elettrificati a soffitto e i faretti orientabili montati sopra
Non sono barre LED: sono faretti orientabili su binari elettrificati. Si spostano lungo il binario e si girano, per illuminare una zona o un’altra del soggiorno.
Il corridoio finito: parquet continuo, pareti tortora, il binario con i faretti a soffitto e in fondo la parete di mattone
Lo stesso corridoio dell’armadio a ponte. Adesso finisce su un muro di mattoni.

Com’è finita

Dieci mesi di cantiere, da novembre 2025 a settembre 2026. L’impresa è GoCrea srl, con cui lavoro da anni; la cucina è di Sormani; delle pratiche si è occupato lo studio Archè Associati.

E poi c’è questa, appoggiata sul tavolo del soggiorno. Non è ancora montata: di fianco ci sono le viti, nel sacchetto. Si avvita quando è finito davvero tutto, arredi compresi.

La targa appoggiata sul piano del tavolo del soggiorno con il sacchetto delle viti accanto: Pasticcino alla Crema, architetto Matteo Gardino, impresa edile GoCrea srl, settembre 2026
La targa e le sue viti, sul tavolo del soggiorno. Il nome del progetto non è un’etichetta inventata per raccontarlo: è inciso, e aspetta l’ultimo mobile per essere avvitata.
Studio Gardino Architettura Via dell’Annunciata 23/2 — 20121 Milano (MI) — Italia
+39 339 5432622 — P. IVA 10329750961
Iscritto all’Ordine degli Architetti di Milano, matricola 19187