Realizzato · Milano
Via del Vecchio Politecnico 5, primo piano — 2020–2021
Un ufficio al primo piano di un palazzo del centro di Milano, riportato a casa. Due camere e un soggiorno-cucina, centotrentatré metri quadri.
La parte che tiene in piedi tutto il resto non si vede in nessuna fotografia ed è la pratica: senza il cambio di destinazione d’uso non c’è progetto, solo un ufficio arredato meglio. La variazione catastale è del luglio 2021 e porta l’immobile da A/10 ad A/2.
Il resto è una questione di temperatura. Un ufficio non ha niente di domestico: superfici dure, luce dall’alto, niente a cui appoggiarsi. Le tre mosse del progetto servono tutte a quello — scaldare, nascondere la sorgente della luce, allargare.
Doghe verticali strette, chiare, usate come rivestimento continuo: dietro il letto, in cucina, lungo i passaggi. Non è un pannello decorativo appeso a una parete, è la parete. Dove il legno si ferma, ricomincia il bianco — e il punto in cui si ferma è sempre un punto scelto, mai il capriccio di una misura.
In tutte le fotografie di questa casa c’è un solo apparecchio a vista, la sfera sospesa sopra il tavolo. Tutto il resto è velette, gole e mensole luminose: si vede la superficie illuminata, mai la sorgente.
Nel bagno la regola si rovescia. Il controsoffitto non è una lastra continua ma un graticcio di assi, e la luce non lava una superficie: passa in mezzo.
Controsoffitto del bagno — tredici assi da 6 cm per 201, undici da 6 per 196, distanziate di 2 cm. Veletta a quota 210; il soffitto sale da 220 a 260.
È lo stesso ragionamento che torna altrove, ad altre scale: prendere l’elemento che di mestiere chiude e aprirlo.
Dietro il letto e in corridoio gli specchi sono a tutta parete. In una delle fotografie sembra che oltre il corridoio si apra un’altra camera: è il riflesso di quella che si ha alle spalle. Non è un effetto scenografico fine a sé stesso — è il modo di dare aria a una pianta che, essendo nata ufficio, ha corridoi più stretti di quelli che avrebbe una casa.
Il vetro acidato fa l’altra metà del lavoro: separa il bagno e lascia passare la luce naturale, non lo sguardo.
Una parte dei mobili non è stata comprata. Sgabelli, comodini, panca e consolle sono stati disegnati per questa casa e fatti costruire: telaio in tubolare a sezione quadra, ferro nero opaco, seduta in velluto con il bottone al centro.
I disegni sono quelli andati in officina — assonometrie quotate, con le quantità da produrre e i particolari costruttivi disegnati a parte.
Le tavole esecutive portano il cartiglio dello studio, che è intestato ad Alberto Gardino: sono state disegnate lì dentro, ed è la ragione per cui il suo nome compare sui fogli.