Ritratto di Matteo Gardino
Matteo GardinoArchitetto

Realizzato · Milano

Da ufficio a casa

Via del Vecchio Politecnico 5, primo piano — 2020–2021

Il soggiorno-cucina: piano continuo in pietra scura, parete in rovere massello, mensola illuminata per tutta la lunghezza
Il soggiorno-cucina. La mensola corre per tutta la parete e porta la luce: di apparecchi a vista, in tutta la casa, ce n’è uno solo.
Luogo
Milano, centro
Superficie
133 m², sei vani
Anno
2020–2021
Studio
Studio Gardino Architettura
Ruolo
Progetto degli spazi con Alberto Gardino
Progettazione esecutiva e direzione lavori
Pratica edilizia e variazione catastale
Intervento
Cambio di destinazione d’uso da ufficio ad abitazione
Impresa
GoCrea
Cucina
Sormani Arredamenti
Impianti termosanitari
Paone Giuseppe, Arluno
Impianti elettrici
Omnia Impianti e Roffinoli
Arredi su disegno
Matteo Gardino
Fotografie
Saverio Gardino
Stato
Realizzato

Un ufficio al primo piano di un palazzo del centro di Milano, riportato a casa. Due camere e un soggiorno-cucina, centotrentatré metri quadri.

La parte che tiene in piedi tutto il resto non si vede in nessuna fotografia ed è la pratica: senza il cambio di destinazione d’uso non c’è progetto, solo un ufficio arredato meglio. La variazione catastale è del luglio 2021 e porta l’immobile da A/10 ad A/2.

Quella pratica l’ho seguita da solo dall’inizio alla fine: il progetto, la compilazione della CILA, la consegna al Municipio competente del Comune di Milano, il timbro di protocollo allo sportello, e da lì l’apertura del cantiere. A lavori chiusi ho consegnato tutte le pratiche e restituito le mappe catastali con la nuova planimetria: quello che era uno studio adesso è un’abitazione, A/2 per il pregio dell’appartamento.

Il resto è una questione di temperatura. Un ufficio non ha niente di domestico: superfici dure, luce dall’alto, niente a cui appoggiarsi. Le tre mosse del progetto servono tutte a quello — scaldare, nascondere la sorgente della luce, allargare.

Due uomini di spalle davanti a una parete, con le tavole esecutive attaccate al muro: la pianta a colori con il giallo e il rosso delle demolizioni; accanto una scala da imbianchino
L’inizio di tutto: io e Giorgio Orlando di GoCrea davanti alle tavole esecutive attaccate al muro, prima di cominciare. Il cantiere si legge prima di aprirlo.

Il legno

Rovere massello, doghe da 5 × 40 cm posate sfalsate come i mattoni, usato come rivestimento continuo: dietro il letto, in cucina, lungo i passaggi. È sempre la stessa parete, in tre stanze diverse. Non è un pannello decorativo appeso a una parete, è la parete. Dove il legno si ferma, ricomincia il bianco — e il punto in cui si ferma è sempre un punto scelto, mai il capriccio di una misura.

Camera da letto: la testata è un pannello bianco incassato nella parete in legno, illuminato lungo tutto il perimetro
La master room. La testata è un incavo nella parete in legno: la luce sta nel perimetro dell’incavo, si vede il bordo acceso e non la lampada.

Le tracce

C’è una settimana, in ogni cantiere, in cui la casa dice tutto quello che poi non dirà più. È quando gli impianti sono passati e niente è ancora chiuso: il 25 febbraio 2020, qui, si vedeva il percorso intero.

Sopra, l’orditura del controsoffitto con i corrugati che la attraversano: ogni curva finisce dove ci sarà un faretto. Sotto, le tracce chiuse a malta sul muro — un tronco verticale, un ramo alla scatola, un braccio orizzontale. Non è un disegno, ma è disegnato.

Dopo, tutto questo sparisce. Ed è giusto così: è proprio perché non si vede che il resto può sembrare semplice.

Il soffitto aperto: l'orditura metallica del controsoffitto e i tubi corrugati neri che la attraversano curvando, prima della chiusura
Il soffitto prima di chiudersi: l’orditura, e i corrugati che vanno a prendere ogni faretto.
Una parete con le tracce degli impianti chiuse a malta grigia: un tratto verticale che sale alla scatola in alto, una diramazione orizzontale e, a sinistra, il muro aperto fino al mattone
Le tracce richiuse a malta: si legge il percorso come su una tavola, e fra un mese non ci sarà più.

La luce

In tutte le fotografie di questa casa c’è un solo apparecchio a vista, la sfera sospesa sopra il tavolo. Tutto il resto è velette, gole e mensole luminose: si vede la superficie illuminata, mai la sorgente.

Nel bagno la regola si rovescia. Il controsoffitto non è una lastra continua ma un graticcio di assi, e la luce non lava una superficie: passa in mezzo.

Controsoffitto del bagno — tredici assi da 6 cm per 201, undici da 6 per 196, distanziate di 2 cm. Veletta a quota 210; il soffitto sale da 220 a 260.

Nel bagno ospiti la stessa idea è risolta in un altro modo: il controsoffitto è in parte in vetro, e la luce scende anche da sopra. Due soffitti che invece di chiudere lasciano passare.

È lo stesso ragionamento che torna altrove, ad altre scale: prendere l’elemento che di mestiere chiude e aprirlo.

Il bagno padronale verso la finestra: vasca freestanding staccata dal muro, lavabo cilindrico a colonna, bidet e wc sospesi, pareti in pietra scura e termoarredo
Il bagno padronale, verso la finestra. La pietra scura tiene il fondo, la vasca sta staccata dal muro.
Lo stesso bagno dalla parte opposta: la parete vetrata della doccia, la vasca in primo piano, il lavabo a colonna e la nicchia a specchio con la mensola illuminata
Il controcampo: la stessa stanza dall’altra parte, con la parete di vetro della doccia.
Lavabo cilindrico e mensola in vetro illuminata dall'interno contro la parete in pietra
La mensola di vetro è accesa da dentro: illumina il lavabo senza che si veda da dove, e taglia in due lo specchio stretto che le sta dietro.
Il bagno ospiti, stretto, con doccia: lavabo cilindrico a colonna, wc e bidet sospesi, pareti in pietra scura, il controsoffitto in parte in vetro e la striscia LED a pavimento lungo lo specchio di destra
Il bagno ospiti: stretto, con la doccia in fondo. Il controsoffitto è in parte in vetro, così alla luce della finestra se ne aggiunge una che scende dall’alto; e una striscia led a pavimento corre per tutta la lunghezza dello specchio di destra.

Gli specchi

In corridoio lo specchio è a tutta parete. In una delle fotografie sembra che oltre il corridoio si apra un’altra camera: è il riflesso di quella che si ha alle spalle. Non è un effetto scenografico fine a sé stesso — è il modo di dare aria a una pianta che, essendo nata ufficio, ha corridoi più stretti di quelli che avrebbe una casa.

Dietro il letto invece non c’è nessuno specchio: c’è la parete in massello di rovere, e la testata è il pannello bianco incassato dentro il legno.

Il vetro accoppiato biancolatte fa l’altra metà del lavoro. Nel disimpegno fra la camera e il bagno padronale è tutta la parete, e anche la porta, a tutta altezza: separa il bagno e lascia passare la luce, non lo sguardo.

Ed è per questo che è tutta la parete e non un pannello. La finestra sta nel bagno, e il disimpegno non ne ha nessuna: di giorno è la luce del bagno a illuminare il disimpegno e la camera, filtrando attraverso il vetro per tutta la sua altezza. Più grande è la superficie, più luce passa.

Di sera il lavoro lo fanno le luci nascoste nelle velette del controsoffitto: non si vede nessuna lampada, si vede solo il disimpegno illuminato.

In soggiorno lo specchio fa una terza cosa ancora. Il divisorio è specchiato per tutta l’apertura, e sotto la panca di rovere corre una striscia bassa di specchio che continua nel muro verticale: la panca sembra non appoggiare su niente, e il pavimento sembra passarle sotto.

Infilata: dal corridoio si vede la camera in fondo con la parete di rovere dietro il letto e, di lato, il bagno padronale chiuso da una parete e una porta in vetro bianco a tutta altezza
Dietro il vetro biancolatte — parete e porta, a tutta altezza — c’è il bagno padronale, en suite, che si apre sul disimpegno. La luce della sua finestra arriva fino al corridoio.
Corridoio con tappeto tondo, scultura in legno e specchio a tutta parete
Il corridoio d’ingresso.
La seconda camera: due letti singoli affiancati, la boiserie in legno con la luce a gola, e il televisore a parete acceso
La seconda camera.
Il montaggio: la panca di rovere a sbalzo dalla parete di legno e, sotto, la striscia di specchio appena posata nel suo profilo metallico
Il montaggio della striscia di specchio sotto la panca. È quello che la fa sembrare appoggiata a niente.
Il divisorio del soggiorno, specchiato per tutta l'apertura dentro una cornice bronzo: riflette la parete di rovere con la panca, la luce a gola in alto e Matteo Gardino seduto che fotografa
Il divisorio del soggiorno, a specchio. Quella che sembra la stanza di là è la stanza di qua — e dietro i miei piedi si vede la striscia bassa che corre sotto la panca.

Gli arredi

Una parte dei mobili non è stata comprata. Sgabelli, comodini, panca e consolle sono stati disegnati per questa casa e fatti costruire: telaio in tubolare a sezione quadra, ferro nero opaco, seduta in velluto con il bottone al centro.

I disegni sono quelli andati in officina — assonometrie quotate, con le quantità da produrre e i particolari costruttivi disegnati a parte.

Disegno a mano quotato dello sgabello, con annotazioni sui materiali
Sgabello, tre pezzi.
Disegno a mano quotato del comodino tipo B, con i particolari costruttivi a lato
Comodino tipo B, due pezzi, con i particolari C e D.
La panca e le due sedute in velluto rosso su telaio sottile, nella stanza con il pavimento in marmo
Gli stessi pezzi in opera.
Consolle in ferro nero con lo sgabello in velluto rosso, davanti alla finestra
Consolle e sgabello.
Il soggiorno con la chaise longue, il tavolino su ruote e la parete in legno con la luce radente
Il soggiorno. Oggi la casa è un affitto breve, e funziona ancora così.

La cucina

La cucina l’ha costruita Sormani Arredamenti. È una fila sola contro il muro, senza pensili: il piano in pietra scura corre dritto dal primo mobile all’ultimo, e l’unica cosa appesa è la mensola illuminata, che fa da pensile e da lampada insieme.

Le fotografie del montaggio dicono una cosa che in quelle del finito non si vede: una cucina così si fa a terra, pezzo per pezzo, con gli elettrodomestici ancora fuori dalle loro sedi e una lampada di taglio per controllare gli accostamenti.

Tre uomini accovacciati per terra intorno a una lastra di pietra scura, con una lampada da cantiere che la illumina di taglio
La luce radente sulla lastra, a terra: è così che si guarda un accostamento prima di fissarlo.
La squadra al lavoro nella cucina: i mobili bassi già in posa con il piano in pietra, il forno ancora appoggiato per terra
Il montaggio, con il forno ancora per terra e i mobili già in linea.
Un uomo lavora sul piano in pietra all'altezza del vano del lavello, con cacciaviti, pinze e una barra metallica appoggiati sul piano
Sul piano: il vano del lavello, e gli attrezzi appoggiati dove poi non si appoggerà più niente.
La cucina montata ma ancora senza la mensola: la fila dei mobili scuri, il piano continuo con il piano cottura e il lavello, il forno incassato, la finestra in fondo
Montata, prima della mensola: il piano continuo e il muro ancora vuoto sopra.
La cucina finita e abitata: la mensola illuminata corre per tutta la parete con i covoni di grano, sul piano la caffettiera, il bollitore, il tostapane rosso e il macinino, e in primo piano il tavolo di vetro apparecchiato
Finita, con la mensola accesa per tutta la parete e le sue cose sopra il piano. Di apparecchi a vista, in tutta la casa, ce n’è uno solo: la sfera sopra il tavolo.

Tavole esecutive di progetto

Tavola A4: pianta esecutiva con impianto elettrico e nove alzati dei bagni e della camera
Tavola A4, A0 in scala 1:20, 5 febbraio 2020 — pianta esecutiva con l’impianto elettrico, gli alzati dei bagni e la parete del letto. È la revisione che ha sostituito la A2 del 30 gennaio, con le modifiche ai bagni. Apri il PDF
Tavola A5: pianta, sezione e vista del controsoffitto a graticcio del bagno
Tavola A5, marzo 2020 — il controsoffitto del bagno in pianta, sezione e vista: il graticcio di assi con la veletta a quota 210. Apri il PDF

Avete un posto da rimettere in piedi? Mandatemi due righe su che cos’è e dove: vi dico che cosa ne penso, e se vale la pena vederlo insieme.

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Iscritto all’Ordine degli Architetti di Milano, matricola 19187 © Matteo Gardino. Progetti, disegni e testi sono miei; le fotografie e i render sono di chi è indicato in ciascuna scheda.
Si può citare con un collegamento; per riusare qualcosa, chiedetemelo.