Realizzato · Vairano
Vairano di Vidigulfo, Pavia — 2011
Dentro il circuito c’è una stanza che non ha un uso fisso: cambia volto a ogni evento. Quella volta toccava alla Porsche, che l’aveva affittata per l’intera settimana di prove in pista, per ospitare i propri clienti.
Il casolare che la contiene è fatto come quello degli eventi, con stanze più piccole: un edificio che esiste per essere allestito, e poi sgomberato per il prossimo.
Un allestimento del genere dura sette giorni. Poi si smonta, e chi arriva dopo trova di nuovo una stanza vuota. Questo cambia il modo di progettare: non si costruisce, si appoggia. Tutto quello che si aggiunge deve poter andare via.
Lo stand è stato allestito. Ma di quella settimana non è rimasta una fotografia, e quindi quello che si vede qui sono i disegni: gli schizzi a mano e i render fatti sopra, uno per uno, sulle stesse inquadrature.
Il locale è una vecchia struttura in mattoni a vista, con le travi di legno, le putrelle di ferro e un finestrone ad arco con il telaio a quadri. Quando l’abbiamo rilevato serviva da deposito: sedie di plastica impilate, scatoloni, un canestro da basket appeso al muro.
La scelta è tenere il vecchio dov’è. I mattoni e le travi restano nudi, e sotto si costruisce un secondo strato: muri bassi di cartongesso bianco, alti 210, che non arrivano al soffitto e lasciano correre lo sguardo fino ai mattoni.
Su quel bianco si appoggia una cosa sola, illuminata: il marchio. Tutto il resto — libreria, televisore, tavoli di vetro, poltrone Le Corbusier in più colori, lampade a sfera appese ai ferri, sgabelli rossi al banco — sta sopra un pavimento chiaro e continuo.
È lo stesso ragionamento del resto di Vairano: il nuovo non imita il vecchio e non lo nasconde. Si vede che è arrivato dopo, e che un giorno se ne andrà.
Dodici anni dopo, nello stesso comprensorio, gli edifici del Settecento attorno all’aia sono diventati il Circolo dell’Automobile: lì il mattone vecchio resta in alto a fare da cornice, e le stanze nuove stanno sotto, bianche. Lo stesso criterio, con una differenza: quelle non si smontano.
La pianta dell’arredo li numera tutti, e letti in fila raccontano che giornata era: ingresso, appenderia per i caschi, reception, libreria, il logo, la lounge, lo schermo, la postazione internet, la vetrina dei gadget, l’area bar, il contenitore dei servizi, il banco delle bevande, spogliatoio con doccia e toilette.
I caschi e la doccia dicono tutto: non è uno showroom, è il posto dove si torna dopo aver guidato.
Avete un posto da rimettere in piedi? Mandatemi due righe su che cos’è e dove: vi dico che cosa ne penso, e se vale la pena vederlo insieme.