Ritratto di Matteo Gardino
Matteo GardinoArchitetto

Realizzato · Vairano

La settimana della Porsche

Vairano di Vidigulfo, Pavia — 2011

Schizzo a penna della sala: il muro basso in cartongesso con il logo Porsche illuminato, i mattoni a vista sopra, le travi di legno, il televisore e le poltrone Le Corbusier
21 settembre 2011: lo schizzo. In alto le quote — travi a 320, muro nuovo a 210 — e in mezzo, scritto a mano, «poltrone Le Corbusier vari colori».
Render della stessa sala: il logo Porsche illuminato sul muro bianco, la libreria con i libri sulle Porsche, il televisore, il tavolo di vetro e le poltrone colorate
28 settembre: lo stesso punto, una settimana dopo.
Luogo
Vairano di Vidigulfo, Pavia — dentro il circuito di prova
Anno
Schizzi e render, settembre 2011
Studio
Studio Gardino Architettura
Ruolo
Progetto d’interni
Intervento
Allestimento temporaneo di uno spazio per ospiti: lounge, bar, reception, spogliatoio
Occasione
Una settimana di prove in pista, con i clienti della casa automobilistica
Disegni
Schizzi e render di Matteo Gardino
Elaborati
3 schizzi a mano, 3 render, pianta dell’arredo
Stato
Allestito — dell’allestimento non restano fotografie

Dentro il circuito c’è una stanza che non ha un uso fisso: cambia volto a ogni evento. Quella volta toccava alla Porsche, che l’aveva affittata per l’intera settimana di prove in pista, per ospitare i propri clienti.

Il casolare che la contiene è fatto come quello degli eventi, con stanze più piccole: un edificio che esiste per essere allestito, e poi sgomberato per il prossimo.

Un allestimento del genere dura sette giorni. Poi si smonta, e chi arriva dopo trova di nuovo una stanza vuota. Questo cambia il modo di progettare: non si costruisce, si appoggia. Tutto quello che si aggiunge deve poter andare via.

Lo stand è stato allestito. Ma di quella settimana non è rimasta una fotografia, e quindi quello che si vede qui sono i disegni: gli schizzi a mano e i render fatti sopra, uno per uno, sulle stesse inquadrature.

Com’era

Il locale è una vecchia struttura in mattoni a vista, con le travi di legno, le putrelle di ferro e un finestrone ad arco con il telaio a quadri. Quando l’abbiamo rilevato serviva da deposito: sedie di plastica impilate, scatoloni, un canestro da basket appeso al muro.

Il locale come deposito: sedie di plastica impilate, scatoloni, un canestro da basket sul pilastro di mattoni
Com’era: il canestro, le sedie impilate, gli scatoloni.
Lo stesso locale verso il fondo, con il finestrone ad arco in controluce e un armadio
In fondo, il finestrone ad arco: è la cosa migliore della stanza.
Il locale verso l’uscita, con i pilastri di mattoni, il portone aperto sulla luce e materiale accatastato
Verso l’uscita: pilastri, travi, e tutto quello che si era accumulato.

Quello che si aggiunge

La scelta è tenere il vecchio dov’è. I mattoni e le travi restano nudi, e sotto si costruisce un secondo strato: muri bassi di cartongesso bianco, alti 210, che non arrivano al soffitto e lasciano correre lo sguardo fino ai mattoni.

Su quel bianco si appoggia una cosa sola, illuminata: il marchio. Tutto il resto — libreria, televisore, tavoli di vetro, poltrone Le Corbusier in più colori, lampade a sfera appese ai ferri, sgabelli rossi al banco — sta sopra un pavimento chiaro e continuo.

È lo stesso ragionamento del resto di Vairano: il nuovo non imita il vecchio e non lo nasconde. Si vede che è arrivato dopo, e che un giorno se ne andrà.

Dodici anni dopo, nello stesso comprensorio, gli edifici del Settecento attorno all’aia sono diventati il Circolo dell’Automobile: lì il mattone vecchio resta in alto a fare da cornice, e le stanze nuove stanno sotto, bianche. Lo stesso criterio, con una differenza: quelle non si smontano.

Schizzo del lato del finestrone: le lampade a sfera appese, il banco, i mattoni a vista e le poltrone
Lo schizzo del lato lungo: le sfere appese, il banco, i mattoni.
Render dello stesso lato: il finestrone ad arco in controluce, le lampade a sfera, le poltrone colorate e le sedie con la seduta verde
E il render: il finestrone resta il fondale, come nello schizzo.
Schizzo del lato bar: il bancone, gli sgabelli, le bibite, il caffè, il televisore e il finestrone sulla sinistra
Il lato del bar, a penna: «bibite», «caffè», «sgabelli».
Render del lato bar visto dal bancone di legno: gli sgabelli rossi, la vetrina dei gadget, il marchio illuminato e il portone ad arco
Dal bancone: gli sgabelli rossi, la vetrina, il marchio in fondo.

Quattordici punti

La pianta dell’arredo li numera tutti, e letti in fila raccontano che giornata era: ingresso, appenderia per i caschi, reception, libreria, il logo, la lounge, lo schermo, la postazione internet, la vetrina dei gadget, l’area bar, il contenitore dei servizi, il banco delle bevande, spogliatoio con doccia e toilette.

I caschi e la doccia dicono tutto: non è uno showroom, è il posto dove si torna dopo aver guidato.

Pianta dell’arredo a colori, con la legenda numerata dei quattordici punti dall’ingresso alla toilette
La pianta dell’arredo, con la legenda numerata.

Avete un posto da rimettere in piedi? Mandatemi due righe su che cos’è e dove: vi dico che cosa ne penso, e se vale la pena vederlo insieme.

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Iscritto all’Ordine degli Architetti di Milano, matricola 19187 © Matteo Gardino. Progetti, disegni e testi sono miei; le fotografie e i render sono di chi è indicato in ciascuna scheda.
Si può citare con un collegamento; per riusare qualcosa, chiedetemelo.