Prototipo · Oggetti
Tavolo — Milano, 2017
Un tavolo con il piano a cinque lati, nessuno uguale all’altro, appoggiato su cinque gambe — una per spigolo.
Il piano è fatto di tre spicchi di legno — mogano, rovere e tanganica — con le venature ruotate in tre direzioni diverse. Accostati e chiusi da un bordo in acciaio inox, sembrano i quadretti di una tavoletta di cioccolato: da qui il nome.
Le gambe sono la battuta del progetto. Sono gambe tornite, panciute come le figure di Botero — le gambe di un tavolo antico — ma sezionate: tagliate a metà per il lungo e rimontate incrociate a novanta gradi, così che in pianta la gamba non sia un cerchio ma una croce, e da ogni lato se ne veda un profilo solo. Nel disegno una metà è chiara e l’altra scura. Sotto un piano contemporaneo e poligonale, sono l’elemento che non ci si aspetta.
La gamba è l’unico pezzo che è stato costruito davvero: un prototipo in legno, con il profilo tornito e il taglio a metà.
Mogano, rovere e tanganica non sono una scelta nuova. Quattro anni prima, nel 2013, erano le tre mensole della libreria circolare de L’Isola Che Non C’è: una mensola per legno. Nel tavolo la stessa terna smette di essere tre ripiani e diventa un piano solo, in tre spicchi.
Il 27 novembre 2017 il tavolo è stato costruito in piccolo, per vedere se stava in piedi. Non è un plastico di rappresentanza: il piano è fatto con i legni veri, gli stessi tre, incollati negli stessi tre versi, e le gambe sono profili ritagliati. Serviva a rispondere a una domanda sola — se un piano poligonale su gambe da tavolo antico sembrasse una buona idea anche fuori dal disegno, o solo dentro.
Il tavolo è stato disegnato in due misure, con la stessa geometria.
Pochi giorni dopo, il 5 dicembre, dalla stessa gamba è nato un secondo tavolo. Non per una casa: per un ristorante, dove i tavoli devono potersi unire quando arriva una comitiva e tornare separati quando non serve.
Il problema di un tavolo che si accosta a un altro è sempre lo stesso: al punto di unione finiscono due gambe appiccicate, e si vede. Qui la soluzione viene dal tavolo di prima. La gamba era già tagliata a metà per il lungo; basta darne una metà per tavolo, piatta sul bordo interno. Da solo, ogni tavolo ha una mezza gamba che non si nota. Accostati, le due metà si richiudono e tornano una gamba sola, intera, come se fosse sempre stata lì.
I modellini non erano per il committente: erano da mandare in falegnameria. Per questo sono stampati in 3D e per questo sono di due colori — una giunzione del genere, a parole o in pianta, si spiega male; in mano, con la gamba ricomposta mezza bianca e mezza rossa, non serve spiegarla.
Dove dovevano andare. Erano studi per il ristorante del Casolare della Pista, a Vairano: la club house del centro ippico, quella con il controsoffitto di pallet. Dai modellini si sarebbe passati ai disegni esecutivi per la falegnameria, ma quel passaggio non c’è mai stato: il recupero del casolare è rimasto sulla carta per i costi, e con lui i tavoli. Non sono mai arrivati in bottega. Restano un bianco, un rosso, e una gamba che si divide in due.
Un pezzo da disegnare e far costruire? Mandatemi due righe su che cosa vi serve e per dove: dal disegno all’oggetto finito ci vuole tempo, ma si fa.