Realizzato · Dubai
Park Island, Dubai Marina — 2023–2024
Il committente è arrivato in studio, a Milano, con sotto il braccio la planimetria catastale di un appartamento appena comprato a Dubai. L’appartamento era dall’altra parte del mondo; il progetto è stato fatto tutto qui, in via dell’Annunciata, in due incontri a un mese di distanza.
Il primo è servito solo ad ascoltare. Ci sarebbero andati a vivere in due. Serviva un televisore messo bene, perché lì si guardano le partite. E soprattutto c’era una cosa che contava più di tutte: l’appartamento sta al ventinovesimo piano, e quell’altezza andava sfruttata — guardare la città dall’alto, soprattutto a colazione.
Tre richieste, non dieci. Un programma così corto è una fortuna: dice dove va messo lo sforzo, e dove invece basta non sbagliare.
La planimetria del costruttore l’ho ridisegnata al computer, misura per misura: prima di decidere qualsiasi cosa bisogna avere in mano un disegno di cui ci si fida. Poi ho preparato quattro soluzioni, diverse fra loro e tutte costruibili.
Un mese dopo ci siamo rivisti in studio, con le tavole sul tavolo. Non si sceglie a parole: si sceglie tenendo i quattro fogli affiancati, girandoli, appoggiando il dito dove si passa la mattina. È passata la Soluzione 4.
La richiesta della colazione con la vista non si risolve con una frase in relazione: si risolve decidendo dove sta il piano d’appoggio. Nella Soluzione 4 il tavolo della colazione è attaccato alla finestra curva, con una gamba sola di vetro, e non ha niente alle spalle che lo chiuda.
Per liberare quel punto ho spostato tutto il resto della cucina sulle due pareti laterali, lasciando la finestra sgombra: era già l’idea del primo incontro, ed è l’unica cosa che non è mai cambiata in quattro soluzioni.
Tutto quello che fa rumore e volume — frigorifero, forno, lavastoviglie, pensili a tutta altezza — sta dentro un unico blocco bianco che dal pavimento arriva al controsoffitto. Fuori resta solo il piano di lavoro, con l’induzione, il lavello e una striscia di luce continua sotto i pensili.
Sui materiali la regola l’ha data il conto corrente: chi ha appena comprato casa ha già speso, e la ristrutturazione non può essere il posto dove l’architetto fa vedere di che cosa è capace. Ogni scelta è stata fatta guardando prima quanto costava, e poi come veniva. Da lì vengono le tre decisioni che si vedono ovunque nella casa: parquet lamellare in tutti gli ambienti, gres 40×40 effetto pietra nel bagno, e i mobili della cucina con finitura laccata. Nessuna delle tre è la versione costosa di se stessa, e tutte e tre reggono bene l’uso di ogni giorno.
Il video è stato girato a lavori appena finiti, di sera, con le stanze ancora vuote. Di solito è il momento peggiore per riprendere una casa. Qui invece serve, perché si vede senza distrazioni la parte fissa, che è quella progettata.
Il televisore delle partite non è appoggiato a un mobile: sta su un volume bianco che corre lungo la parete e prosegue nella libreria bassa, di fronte al divano e alla vetrata. In camera, il letto è una pedana costruita in cartongesso, ferma a filo del pavimento, con una riga di luce continua sulla parete a fianco: costa poco, si fa sul posto e toglie di mezzo il giro-letto.
Nel bagno c’era una vasca, e in un bagno di quelle dimensioni una vasca si usa due volte l’anno e toglie spazio tutti i giorni. È stata sostituita da una doccia grande, chiusa da un vetro, sulla parete rivestita in gres.
Il resto è tenuto basso e continuo: il mobile lavabo sospeso con il piano bianco, il wc e il bidet allineati contro la parete grigia, la luce che scende dall’alto da una gola nel controsoffitto. Il servizio è rimasto separato, come nella pianta.
L’unità sta in una delle torri di Park Island, su un lotto affacciato sull’acqua della marina. La pianta è irregolare — la vetrata del soggiorno gira ad angolo, seguendo la curva dell’edificio — ed è una delle ragioni per cui le soluzioni sono state quattro invece di una.
Il progetto degli interni è dello Studio Gardino Architettura, sviluppato da me: il ridisegno della planimetria, le quattro soluzioni, il disegno della cucina, la scelta dei materiali. Non è stata una consulenza chiusa in una consegna: durante i mesi della ristrutturazione il confronto è andato avanti per immagini e con altri incontri in studio, mano a mano che i lavori procedevano.
A costruire sono state maestranze locali, a Dubai. In quell’appartamento, per ora, non ci sono ancora stato: di inviti ne ho ricevuti parecchi, prima o poi ci vado. Le immagini di questa pagina sono di Fabrizio D’Amico, il committente: sono fotogrammi del video con cui mi ha mostrato l’appartamento finito, nel luglio 2024. Non sono fotografie di architettura, e si vede. Le tengo lo stesso, perché sono la prova che quelle quattro tavole sono diventate un posto in cui si abita.
È l’opposto di come era andata a San Paolo nel 2012: lì, per disegnare un locale, avevamo affittato uno spazio in città e ci eravamo messi a disegnare sul posto. Qui non ci sono mai stato, e ha funzionato perché qualcuno sul posto misurava e fotografava sul serio.
Avete un posto da rimettere in piedi? Mandatemi due righe su che cos’è e dove: vi dico che cosa ne penso, e se vale la pena vederlo insieme.