Realizzato · Milano
Via Boccaccio 11, Milano — 2017–2018
Qui non si sono spostati muri. Questo è un progetto fatto solo di mobili: la cucina, i due bagni, il mobile del soggiorno, le porte, le luci e un tavolo. Disegnati uno per uno per questa casa e costruiti da una falegnameria.
È un lavoro che non si vede quasi mai nei portfolio, perché non produce stanze nuove da fotografare: produce trentasei tavole, ognuna con la sua pianta, il suo prospetto e la sua sezione, e dieci mesi di correzioni.
Le fotografie che vengono dopo sono di un solo pomeriggio — 6 aprile 2018, dalle 15:42 alle 15:59 — a mobili montati. Sono le uniche che ho di questa casa, e sono fatte col telefono.
Il pezzo migliore sta nel soggiorno, ed è un mobile che non sta fermo.
È alloggiato in una nicchia fra la zona pranzo e il soggiorno: una libreria con un mobile basso sotto e un pensile sopra. Ma è montato su ruote: si può estrarre e, ruotando, diventa un separé fra le due stanze — apribile da tutti e due i lati, perché chi sta a pranzo e chi sta in soggiorno ci arrivano da parti opposte.
La cosa più utile però è quella che non si nota: le mensole servono anche a nascondere i cavi della televisione. Un mobile che si muove ha un problema che un mobile fisso non ha — i fili — e il disegno se ne occupa.
Di questo mobile ci sono quattro soluzioni, A B C D, e nelle ultime due torna un vecchio mestiere: una parte a specchio, per allargare una stanza senza toccarla.
Disegnare un mobile a quattro altezze. Per far capire come cambia il mobile a mano a mano che si sale, le tavole lo tagliano orizzontalmente a 60, 90, 130 e 190 centimetri da terra. Quattro sezioni, come le curve di livello di una carta: sotto il mobile basso è pieno, in mezzo si svuota, in alto resta solo il pensile.
Il tavolo di questa casa ha un nome suo, ChocolaTable, e non è rettangolare: il piano è un poligono irregolare di 310 per 134 centimetri, senza un lato parallelo all’altro.
Il piano è diviso in tre campi, e ogni campo è di un legno diverso — mogano, rovere, tanganica — con le venature ruotate in tre direzioni. Accostati, i tre campi cambiano colore a seconda di dove si è seduti e di come batte la luce. Intorno, un bordo in acciaio inox che tiene insieme i tre legni e protegge gli spigoli, che su un piano con angoli tutti diversi sono la prima cosa che si rovina.
E poi le gambe.
Le gambe sono balaustri torniti, di quelli panciuti dei tavoli di bottega — da qui il soprannome che gira in tavola, «gambe alla Botero». Ma non sono gambe intere.
Ogni balaustro è tagliato a metà per il lungo, e le due metà sono rimontate incrociate a novanta gradi. In pianta la gamba non è un cerchio: è una croce. Da ogni lato se ne vede un profilo solo, e camminando intorno al tavolo il profilo cambia.
Di tutto il tavolo, l’unico pezzo che esiste davvero in legno è questo: il prototipo della gamba è stato costruito, il tavolo no.
Della cucina sono state disegnate tre soluzioni complete — A, B e C — sullo stesso muro e con gli stessi elettrodomestici, cambiando ogni volta il rapporto fra i pensili, le mensole aperte e la colonna del frigorifero.
Non è indecisione: un mobile su misura il cliente non può andare a vederlo in negozio, e disegnare tre prospetti interi è l’unico modo di fargli scegliere fra tre cose e non fra tre parole.
Di questo muro esistono quattro fotografie prese fra il 25 luglio e il 9 agosto 2017. Messe in fila dicono una cosa che il disegno da solo non riesce a dire: che la cucina c’era già quando la parete era ancora vuota.
Sono due bagni molto diversi. Il padronale ha la finestra, due lavabi appoggiati su una consolle di legno e la doccia in fondo. Il secondo è un bagno cieco: nessuna finestra, nessuna luce naturale.
Su un bagno cieco il disegno deve fare due cose. Riempirlo di luce artificiale distribuita, invece di un punto solo al centro del soffitto; e non chiuderlo ulteriormente — per questo la doccia è in vetro e il mobile in rovere resta basso, con lo specchio a tutta parete sopra.
Alla fine la luce distribuita la danno tre Mini-Ball di Flos montate sullo specchio: tre sfere alla stessa altezza di chi si guarda, che illuminano la faccia e non la testa. Su uno specchio è l’unica posizione che funziona davvero.
I due elementi più grandi della casa sono anche i due che un ospite non conta come arredo.
Il primo è una parete di ante a filo, dal pavimento al soffitto, senza maniglie e senza cornice: da chiusa è un muro, e infatti non si capisce dove finisce l’armadio e dove comincia la stanza.
Il secondo è lo specchio di cui si parlava prima, che nelle tavole del mobile era una soluzione fra le quattro e alla fine è diventato un’altra cosa: una parete intera a specchio nel disimpegno. Dentro ci si vede la cucina, il pavimento continua, e il corridoio smette di essere un corridoio.
Della parete di ante esiste la cronaca di una giornata sola, il 19 settembre. Vale la pena guardarla, perché spiega che cosa c’è dentro il muro.
Un autore solo per la luce. Gli apparecchi di questa casa non sono scelti uno per uno sfogliando i cataloghi: per tutto l’appartamento sono di Michael Anastassiades per Flos. In cucina la IC Lights, una sfera tenuta in equilibrio su un’asta d’ottone; in camera la String Light appesa al suo filo teso.
Tenere un autore solo per gli apparecchi è la scorciatoia più affidabile che conosca per far sembrare parenti delle stanze che non si somigliano. Le forme sono diverse — una sfera, un cono, un filo — ma la mano è la stessa, e non c’è bisogno di accordarle una per una.
I mobili sono stati costruiti da Sormani Arredamenti e sono in casa. Il tavolo no: si è fermato al prototipo della gamba.
Di questa casa non esiste un servizio fotografico. Esistono trentasei tavole e un telefono, tirato fuori di tasca in sette giornate sparse su nove mesi — dal 25 luglio 2017, muro vuoto, al 6 aprile 2018, casa finita. Non sono belle fotografie e non pretendono di esserlo: sono quello che si fotografa quando si va in cantiere a vedere se una cosa sta venendo come era stata disegnata. È il modo in cui finisce quasi sempre un lavoro di soli mobili, e mi sembra giusto che la pagina lo dica. Il tavolo, invece, ha continuato a vivere per conto suo — è l’unico mobile del progetto che ha una pagina tutta sua.
Avete un posto da rimettere in piedi? Mandatemi due righe su che cos’è e dove: vi dico che cosa ne penso, e se vale la pena vederlo insieme.