Ritratto di Matteo Gardino
Matteo GardinoArchitetto

Rimasto su carta · Lombardia

Il Casolare della Pista

Centro ippico «Vairano La Pista», Vidigulfo (PV) — 2017

Render del casolare ristrutturato: l'edificio lungo con la merlatura, e davanti la veranda vetrata con i tavoli
Render di presentazione, dicembre 2017: il casolare con la veranda vetrata addossata al fronte.
Luogo
Vairano di Vidigulfo, Pavia
Anno
2017
Studio
Studio Gardino Architettura
Ruolo
Progettista
Intervento
Ristrutturazione dell’ex caseificio per la club house del centro ippico: ristorante, hall, area giochi, piscina
Render
Esterni: Poglianiti · interni: SFArch
Stato
Rimasto su carta — prima proposta, poi sostituita da un edificio nuovo

La prima idea per la club house non era costruire: era entrare in quello che c’era già. Il centro ippico ha un casolare lungo, con la merlatura in alto e le finestre ad arco, e il progetto lo prende così com’è.

Dentro, però, non c’era niente: muri e basta. Tutto quello che si vede in queste pagine è progetto mio — la distribuzione degli spazi, il ristorante, la hall d’ingresso con il bar, gli spogliatoi, la stanza per i bambini, e fuori, addossata al fronte lungo, la veranda vetrata per mangiare guardando i campi, con la piscina e il deck in legno dall’altra parte.

L'ingresso di Vairano: un blocco di cemento con la scritta domus, e dietro la reception rivestita in Alucobond sotto la tettoia in mattoni e legno
Al casolare si arriva da qui. Dietro il blocco di cemento, sotto la tettoia della cascina, c’è la reception: la sbarra si alza lì, e tutto il comprensorio sta dietro. Anche quella è un progetto dello studio.

Com’era

Il casolare è l’ex caseificio della cascina: qui dentro si faceva il formaggio, e lo si legge ancora in come è costruito — le stanze lunghe scandite da pilastri, il tetto in legno a vista, la fascia dipinta che corre a mezza altezza sui muri. Poi è andato in disuso: l’intonaco a chiazze, i vecchi finestroni in ferro, e dentro quello che non serviva più da nessun’altra parte.

E su un muro, una scritta in tedesco. Durante la seconda guerra mondiale il casolare fu occupato dai nazisti, e quella scritta è rimasta lì da allora.

Matteo Gardino in piedi sulla ghiaia davanti al casolare, con il fronte lungo, il portone ad arco e un gazebo bianco alle spalle
Il primo sopralluogo, 4 dicembre 2017. Dietro, il fronte del casolare e il portone d’ingresso.
Il casolare prima: il fronte lungo con l'intonaco scrostato e le finestre ad arco chiuse da ante scure
Il fronte, prima.
L'interno prima: una sala vuota al piano alto, con il tetto a capriate e le finestre in fila
La sala al piano alto, con le capriate.
L'interno del casolare visto da una porta: i pilastri in fila, il tetto in legno a vista e le finestre ad arco sulla destra
L’infilata dei pilastri sotto il tetto in legno, e le finestre ad arco in fila.
Una sala del casolare con i pilastri tondi, le travi del tetto e la fascia dipinta a mezza altezza sulle pareti
I pilastri e le travi; a mezza altezza, la fascia dipinta rimasta sui muri.
Un uomo in piedi in una stanza d'angolo del casolare guarda i cavi elettrici che corrono esterni sui muri, sotto le travi del tetto e fra due finestroni ad arco
Roffinoli, l’elettricista, davanti al vecchio impianto: tutto esterno, i cavi correvano sui muri.
Una stanza del casolare piena di ostacoli da equitazione accatastati: blocchi bianchi, pali e transenne metalliche
E non era vuoto: serviva da magazzino. Gli ostacoli del campo, i pali e le transenne, accatastati fino al soffitto.
Una scritta in tedesco dipinta su un muro interno: Lerne Ordnung, übe sie! Ordnung spart dir Zeit und Müh
«Impara l’ordine, esercitalo: l’ordine ti fa risparmiare tempo e fatica». La lasciarono gli occupanti tedeschi, ed è ancora sul muro.

Il concept

Prima delle piante ci sono due disegni che non sono piante. Il primo mette al centro l’ingresso e tira le linee verso le cose che stanno intorno — i campi, le stalle, il ristorante, il parcheggio, il verde: serve a decidere dove si entra e che cosa si vede da dove. Il secondo studia le linee del sole, per capire quali stanze prendono luce e a che ora.

Diagramma di concept: la pianta con le linee che collegano l'ingresso alle funzioni intorno
Le relazioni: dall’ingresso a ogni cosa che sta intorno.
Diagramma delle linee del sole sui volumi dell'edificio
Le linee del sole sulle stanze.
Planimetria di progetto colorata: il ristorante, la hall, i servizi, la veranda vetrata e la piscina
La planimetria di progetto: in azzurro e blu le coperture della veranda sul lato lungo, dove si mangia all’aperto; a destra la piscina.

Dentro

I soffitti sono fatti di pallet. Nel ristorante e nella hall i bancali di legno diventano controsoffitto: appesi sopra la testa nascondono gli impianti, e gli stessi pallet fanno anche i mobili — il bancone, le mensole, i piani. Un materiale che di solito si butta, usato per due mestieri.

Alle pareti corrono listelli di legno tagliati a 45 gradi: il taglio in diagonale prende la luce in modo diverso a seconda di come ci si mette, e il muro sembra tridimensionale. I listelli non arrivano né al pavimento né al soffitto: restano una fascia sospesa, e si capisce che sono una cosa aggiunta al muro, non il muro.

Per la hall le proposte sono due, da far scegliere al committente: una più semplice, con il bancone e il muro di mattoni lasciato com’è; e una in cui il muro antico si interrompe e l’innesto nuovo è in vetro e acciaio, con i mobili di pallet. Nella seconda si vede in modo netto dove finisce il casolare e dove comincia il progetto.

Render del ristorante: tavoli in fila, soffitto in listelli di legno con luce lineare, lampade nere e rosse
Il ristorante: sopra, il controsoffitto di pallet. I tavoli in fila non sono tavoli qualsiasi: sono modulari, e la gamba al punto di unione è fatta di due metà, una per tavolo.
Render del ristorante verso i finestroni in ferro
Verso i finestroni; a destra, la fascia di listelli a 45°.

La scritta resta

Quella frase sul muro non viene cancellata e non viene restaurata: il progetto le costruisce intorno. La parete del ristorante è rivestita di tavole di legno posate a spina, e in un punto il legno si interrompe e si apre un riquadro: dentro c’è il muro di prima, con la scritta tedesca, illuminato. Non è una copia appesa: è l’intonaco originale, lasciato dov’è.

È lo stesso ragionamento dei listelli a 45 gradi, al contrario. Lì si capisce che il legno è una cosa aggiunta al muro; qui si apre un buco nel legno per far vedere che il muro è ancora sotto.

Dettaglio del render del ristorante: la parete di tavole di legno a spina, con un riquadro aperto che mostra l'intonaco e la scritta tedesca, e le lampade appese sopra i tavoli
Il riquadro aperto nella parete di legno, nel render del ristorante: la scritta è lì dentro.
Prima proposta per la hall: bancone lungo, lampade appese, il muro in mattone antico lasciato a vista e i tavolini sul fondo
La hall, prima proposta: la più semplice. Il bancone lungo, le lampade appese e il muro di mattoni lasciato com’è.
Seconda proposta per la hall: l'innesto in vetro e acciaio dentro il muro antico, con i mobili costruiti con i pallet e il tavolone di legno in primo piano
La hall, seconda proposta: l’innesto in vetro dentro il muro antico, e i mobili costruiti con i pallet.
Render della stanza dei giochi: parete d'arrampicata, tappeto e tavolino per i bambini
La stanza dei bambini: si aspetta anche giocando.
Render della piscina con il deck in legno e i lettini, davanti al casolare
La piscina e il deck, sul fianco.
Render notturno: il casolare illuminato con la veranda accesa e il cielo stellato
Di notte, con la veranda accesa.

La squadra

L’8 febbraio 2018, due mesi dopo i render, sopralluogo al casolare con chi avrebbe dovuto costruirlo: Giorgio Orlando di GoCrea per le opere edili, Roffinoli per l’impianto elettrico, l’ingegner Liviu Bozga per le strutture.

È il punto più avanti a cui il progetto sia arrivato: la squadra c’era, l’edificio stava lì dietro. Alle nostre spalle c’è il fronte lungo: le finestre ad arco con i telai in ferro, i rombi in rilievo nell’intonaco, le aperture strette del piano alto. È quello disegnato nei prospetti, preso com’è.

Cinque persone in piedi davanti al fronte lungo del casolare, con una minipala Bobcat accanto
Il sopralluogo, davanti al fronte lungo.
Lo stesso gruppo più da vicino, davanti alle finestre ad arco del casolare
Più da vicino: dietro, le arcate e i finestroni in ferro.

Questa è la prima proposta. Il recupero del casolare è rimasto sulla carta per i costi: rimettere in sesto quell’edificio costava tanto da rendere più ragionevole ripensare tutto da capo. Ed è quello che è successo l’anno dopo, con un edificio nuovo in legno sollevato su pali a vite: la Club Floating House. Non è stata costruita nemmeno quella.

Recuperare un edificio esistente, dentro questo comprensorio, è poi riuscito: nel 2023 gli edifici del Settecento attorno all’aia sono diventati il Circolo dell’Automobile, e quella volta i costi hanno tenuto. Qui invece il conto non tornava, e il casolare è rimasto com’era. A questo come a tutto il resto si arriva da un punto solo: la reception all’ingresso, dove si alza la sbarra.

I disegni

Prospetto d'ingresso a colori: le arcate, le finestre e la merlatura
Prospetto d’ingresso, novembre 2017. Apri il PDF · prospetti laterali
Fotografia aerea del centro ippico con il casolare lungo e i campi
Il casolare dall’alto, dentro il centro ippico.

Avete un posto da rimettere in piedi? Mandatemi due righe su che cos’è e dove: vi dico che cosa ne penso, e se vale la pena vederlo insieme.

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Iscritto all’Ordine degli Architetti di Milano, matricola 19187 © Matteo Gardino. Progetti, disegni e testi sono miei; le fotografie e i render sono di chi è indicato in ciascuna scheda.
Si può citare con un collegamento; per riusare qualcosa, chiedetemelo.