Ritratto di Matteo Gardino
Matteo GardinoArchitetto

Costruito e in fase conclusiva · Lago di Como

Il Nevaio dello Chef

Piano Rancio, Bellagio — 2024–2026

La casa finita: il volume intonacato di giallo chiaro, il basamento in pietra, il tetto in legno a vista e il balcone
Settembre 2026. La stessa casa che nel 2024 era da rifare.
Luogo
Piano Rancio, Bellagio (Como)
Anno
Rilievo ottobre 2024, esecutivo maggio 2025, cantiere da novembre 2025
Progetto
Matteo Gardino
Studio
Studio Gardino Architettura
Intervento
Ristrutturazione completa della casa e recupero del nevaio interrato
Involucro
Cappotto da 18 cm su tutto l’edificio; tetto interamente nuovo, tegole recuperate
Impresa
Brusadelli Costruzioni
Pietra
Galli Marmi, Canzo — beola e pietra di Luserna
Serramenti
Rodolfo Arnaboldi, Asso
Cotto
Fornace Brioni, Mantova
Falegnameria
Sormani Arredamenti — cucina del piano primo, isola in costruzione, armadiature
Fotografie
Matteo Gardino
Stato
Costruito e in fase conclusiva — finiture

Sotto la casa c’era un nevaio: una stanza di pietra interrata dove, prima dei frigoriferi, si pigiava la neve d’inverno per tenere il cibo fino all’estate.

Il committente è uno chef. Quando abbiamo aperto il seminterrato e trovato quel vano — muri a secco, una scala di pietra che scende al buio, due metri e sessanta sotto il piano di casa — la domanda non è stata se tenerlo. È stata come farlo vedere.

Da lì è venuto il nome del progetto, e anche il resto: il nevaio resta dov’è e resta di pietra, ma il soggiorno ci si affaccia sopra. Si scende nella stanza più vecchia della casa passando dalla più nuova.

Come leggere questa pagina. Le fotografie sono tutte mie, fatte con il telefono a ogni sopralluogo, dall’ottobre 2024 a oggi. Le ho scelte a coppie: stessa stanza, stesso punto in cui mi ero messo, mesi diversi. A sinistra il cantiere, a destra come sta adesso.

Da fuori

La casa era degli anni Settanta: intonaco bianco, persiane scure, un balcone di legno, il basamento in pietra. Non è stata demolita. È rimasta dov’era, con la stessa sagoma e lo stesso tetto a due falde — e le tegole sono quelle di prima, smontate una per una e rimesse sul tetto nuovo.

Quello che cambia è sotto e sopra: il basamento in pietra si allarga e diventa il piede di tutto l’edificio, l’intonaco passa a un giallo chiaro, la gronda si apre e il legno del tetto resta a vista.

Diciotto centimetri. Fra il muro vecchio e l’intonaco nuovo c’è un cappotto da 18 cm, su tutto l’edificio, senza interruzioni. È uno spessore che si sente: i davanzali diventano profondi, le finestre rientrano, i muri hanno lo spessore di una casa di montagna vera. E il tetto è tutto nuovo — struttura, isolamento, impermeabilizzazione: l’unica cosa che torna al suo posto sono le tegole.

Questa è la parte che non si vede in nessuna fotografia e che decide quanto costa scaldare la casa per i prossimi trent’anni.

Ottobre 2024: la casa prima, vista dal prato, con l'abete blu a destra e la scala esterna in pietra
Ottobre 2024: com’era.
Luglio 2026: la stessa vista, la casa intonacata di giallo con il basamento in pietra e lo stesso abete
Luglio 2026: stesso abete, stessa scala.
Ottobre 2024: l'angolo con il portico del garage, la scala esterna e il vecchio portone
L’angolo del garage, prima.
Settembre 2026: lo stesso angolo, tutto rivestito in pietra a spacco, con il balcone nuovo in ferro
Lo stesso angolo oggi: la pietra sale fino al balcone.

Quello che non si vede più

Novembre 2025: la casa è aperta. I muri restano, dentro non c’è più niente, il tetto è stato smontato e le tegole messe da parte. Sotto, contro il muro a secco che regge la collina, si getta il solaio nuovo.

È la fase in cui un cantiere fa paura al committente, perché sembra che si stia buttando via tutto. In realtà è il contrario: si sta togliendo quello che era stato aggiunto negli anni, per vedere che cosa c’era davvero.

Novembre 2025: il fronte con i muri aperti, il tetto smontato e le travi a vista
Novembre 2025: il tetto via, le tegole da parte.
Novembre 2025: il ferro del solaio nuovo posato contro il vecchio muro a secco in pietra
Il solaio nuovo appoggiato al muro a secco che c’era già.

Il nevaio

Questo è il cuore. Nel febbraio 2026 il vano è ancora quello che era: pietra a vista su tutti i lati, la scala che scende, calcinacci e una carriola. Nessun impianto, nessun pavimento, nessuna luce.

La scelta è stata togliere il meno possibile. I muri restano di pietra, puliti e stuccati ma non intonacati. A terra va un cotto variegato: un pavimento caldo, che si macchia e cambia con il tempo, scelto perché invecchiando migliora invece di consumarsi. Sotto c’è il riscaldamento a pavimento, lo stesso di tutta la casa: la stanza nata per tenere il freddo è l’unica che andava scaldata.

Febbraio 2026: il nevaio in pietra grezza, con la scala in pietra, i calcinacci e una carriola
Febbraio 2026: pietra, macerie, una carriola.
Luglio 2026: lo stesso vano con il pavimento in cotto variegato posato, che riempie tutta la stanza sotto i muri di pietra
Luglio 2026: il cotto posato, ancora senza cera. Ogni pezzo ha il suo disegno — è terracotta variegata, non piastrelle. Siamo nel punto più basso della casa, sotto il livello zero: questo pavimento è la fine del percorso. Lo si ammira da sopra, e lo si usa come secondo soggiorno.

La ringhiera

Il soggiorno si affaccia sul nevaio da un’apertura grande quanto un muro. Per mesi quel buco è rimasto chiuso da una transenna di cantiere in legno: due assi inchiodate, il minimo per non caderci dentro.

Al suo posto è andata una ringhiera bianca a fasce orizzontali. Bianca e sottile per una ragione precisa: davanti a un muro di pietra, una ringhiera scura o piena avrebbe fatto da tenda. Così invece sparisce, e quello che si vede è la pietra dietro.

Giugno 2026: l'apertura sul nevaio chiusa da una transenna di cantiere in legno
Giugno 2026: la transenna di cantiere.
Agosto 2026: la ringhiera bianca a fasce orizzontali montata sull'apertura, con il cotto che si intravede sotto
Agosto 2026: la ringhiera, e sotto il cotto.
Settembre 2026: la ringhiera bianca contro il muro di pietra del nevaio, vista dal soggiorno
Settembre 2026. La ringhiera fa il suo mestiere e non si mette in mezzo.

La pietra

Il basamento della casa è rivestito in beola a spacco, posata a corsi. Prima arriva il cappotto — i pannelli scuri che si vedono ad aprile — poi la pietra ci va sopra, e nel punto in cui incontra un vecchio stipite lo lascia a vista.

La stessa pietra continua a terra, fuori: il piano davanti alla casa è lastricato con lastre irregolari, accostate una per una. Non c’è un punto in cui la casa finisce e comincia il giardino.

Aprile 2026: il cappotto scuro sul muro, con l'inizio del rivestimento in pietra attorno a un vecchio stipite
Aprile 2026: il cappotto, e lo stipite lasciato scoperto.
Giugno 2026: la pietra posata sul muro e le lastre irregolari della pavimentazione esterna in corso di posa
Giugno 2026: la pietra sale sul muro e continua a terra.

Dieci chilometri. I serramenti sono di un artigiano di Asso, la pietra di un marmista di Canzo: due paesi che stanno a pochi chilometri dal cantiere, e la pietra viene dalle stesse valli. Su cinque fornitori, quattro sono della zona. Non è campanilismo: una pietra che arriva da vicino costa meno di trasporto, invecchia come le altre che si vedono intorno, e se qualcosa va storto chi l’ha posata torna il giorno dopo.

I bagni

Sono la parte dove il prima e il dopo sono più brutali, perché un bagno in muratura non assomiglia per niente al bagno finito: è una scatola grigia con dei buchi nei muri.

Sopra ci vanno quattro strati, in quest’ordine. La pietra di Luserna a lastre grandi, fino al soffitto, senza fughe che disegnino righe. Il cotto a terra, lo stesso del nevaio, così la casa ha un solo pavimento caldo che ritorna. Il vetro: la doccia non ha un piatto né un gradino, è un pezzo di pavimento chiuso da una lastra. E, dove serve, il controsoffitto, che in tavola si chiama «grigliato bianco»: non un coperchio, ma un piano sospeso staccato dai muri, con la luce nella fessura tutt’intorno.

Dico dove serve perché non c’è dappertutto. Nel bagno piccolo, quello con la doccia, il tetto scende a vista: niente controsoffitto, restano le travi, e la pietra sale fin sotto il legno.

Giugno 2026: il bagno in muratura, con il piatto doccia appena posato e i muri al grezzo
Giugno 2026: il primo bagno, ancora muratura.
Settembre 2026: lo stesso bagno finito, con la doccia in vetro, il lavabo cilindrico, il pavimento in cotto e le travi del tetto a vista
Settembre 2026: lo stesso angolo. Qui il controsoffitto non c’è: sopra la pietra ci sono le travi.
Giugno 2026: il secondo bagno al grezzo, muri in cemento e massetto, con il controsoffitto già in orditura
Giugno 2026: muri grigi e un buco per l’acqua.
Agosto 2026: lo stesso bagno con le lastre di pietra di Luserna, il cotto a terra, il vetro della doccia e la luce lineare nel controsoffitto
Agosto 2026: pietra, cotto, vetro, e la luce nella fessura.
Settembre 2026: il posatore monta la lastra di specchio sopra il rivestimento in pietra del bagno
18 settembre 2026: lo specchio va su.
Settembre 2026: il bagno con la fascia di specchio che raddoppia la stanza sopra la pietra
Un’ora dopo: sopra la pietra, la stanza raddoppia.

La scala

La scala interna era un blocco di cemento: rampa, gradini, pianerottolo, tutto colato in opera. A giugno era ancora così, grigia, con il tubo dell’aria appoggiato per terra.

Sopra ci è andato il rovere, gradino e alzata dello stesso legno del pavimento, con il bordo che sporge appena. La scala non è più un oggetto appoggiato dentro la casa: è il pavimento che sale.

Giugno 2026: la scala interna in cemento grezzo, vista dal basso, fra due muri intonacati
Giugno 2026.
Settembre 2026: la stessa scala rivestita in rovere, con i segnapasso incassati nel muro
Settembre 2026. Stesso punto, stessa inquadratura.

Gli specchi

Le stanze non arrivano al tetto. Si chiudono con un muro basso, e sopra il muro la parete arretra: resta una fascia in ombra, e più su la falda di legno che scende. È l’arretramento il punto del progetto.

Prima lì c’era il cartongesso. Adesso in quella fascia ci sono lastre di specchio a tutta larghezza: lo specchio prende il legno del tetto e lo ribalta, e la stanza sembra continuare oltre il muro. Chi entra vede due volte la stessa falda e non capisce subito dove finisce la casa.

Costa poco, e non si capisce da dove venga l’effetto: è esattamente il tipo di cosa che mi interessa.

Il soggiorno in agosto: sopra il muro basso c'è ancora il cartongesso grezzo, con gli stucchi a vista
Senza. Agosto 2026: sopra il muro basso c’è ancora il cartongesso, con gli stucchi a vista.
Lo stesso soggiorno in settembre: al posto del cartongesso c'è lo specchio, e il tetto in travi si vede una seconda volta
Con gli specchi. Settembre: al suo posto c’è lo specchio, e il tetto si vede una seconda volta.

La striscia di vetro

Non tutte le fasce alte sono specchi, ed è bene non confonderle. Sopra gli altri muri bassi — la cucina del piano primo, la camera degli ospiti, il bagno degli ospiti — al posto dello specchio corre una striscia continua di vetro accoppiato bianco latte.

Fa il contrario dello specchio: non riflette e non lascia vedere. Porta la luce da una parte all’altra e si ferma lì. Dall’ingresso si legge come un unico nastro che gira sopra due volumi più bassi — in uno dei due c’è la cucina piccola — e sotto il tetto la casa resta una stanza sola, anche se dentro è divisa.

La stessa cosa succede in fondo alla scala: quella parete chiara che si vede scendendo è il bagno degli ospiti, e il vetro chiude la doccia piccola senza chiuderle la luce.

L'ingresso: la striscia continua di vetro accoppiato bianco latte corre sopra due volumi più bassi, in uno dei quali c'è la cucina piccola
Dall’ingresso: un nastro solo sopra due volumi bassi. In uno dei due c’è la cucina piccola.
La camera degli ospiti: sopra il muro basso corre il vetro accoppiato bianco latte; in alto si vede il muro in pietra sopra il bagno della camera principale
La camera degli ospiti. La pietra che si vede in alto non è un riflesso: è il muro sopra il bagno della camera principale.
La scala vista dall'alto il 4 settembre: il cotto sul bordo dei parapetti, la scala in rovere che scende e in fondo il vetro bianco latte del bagno degli ospiti
4 settembre: il cotto corre sul bordo dei parapetti e in fondo c’è il vetro del bagno degli ospiti.
La stessa inquadratura il 18 settembre: è stata montata la balaustra in vetro e acciaio sopra il vuoto della scala
18 settembre, stessa inquadratura: è arrivata la balaustra in vetro e acciaio. Cotto sui bordi, vetro davanti, vetro in fondo. Il vuoto che si vede verrà riempito da un mobile fatto su misura, ancora da costruire.

Il soggiorno

È la stanza da cui si vede tutto: il pavimento in resina continua, la scala in rovere che sale a sinistra, e in fondo il muro di pietra del nevaio con la sua ringhiera. Ad agosto era una stanza con un buco nel muro. A settembre è una stanza con una vista dentro la propria casa.

Agosto 2026: il soggiorno con il pavimento in resina grigia e l'apertura sul nevaio con la ringhiera appena montata
Agosto 2026.
Settembre 2026: lo stesso soggiorno, con la scala in rovere a sinistra e il nevaio in fondo
Settembre 2026: a sinistra la scala, in fondo il nevaio.

Le due cucine

Al piano primo c’è una cucina piccola, già montata: frigo, forno, due fuochi a induzione, un lavello tondo, un metro e sessanta di fronte. Non è la cucina di casa. Serve solo a non dover fare le scale.

La cucina vera sta al piano terra, ed è in costruzione adesso: un’isola di 191 per 110 centimetri con il piano in pietra, i fuochi a induzione e l’aspirazione incassata nel piano invece che appesa sopra, cassetti e cassettoni su tutti e quattro i lati, più la parte a muro.

Sotto il piano dell’isola, tutt’intorno, corre una fascia di specchio. È lo stesso trucco delle pareti, applicato a un mobile: la fascia riflette il pavimento, e il blocco di pietra sembra non toccare terra. Per un committente che di mestiere sta ai fornelli, la cucina doveva essere l’oggetto più serio della casa — e insieme il più leggero da guardare.

La cucina piccola del piano primo vista dall'apertura: ante in rovere, piano in pietra scura, pavimento in rovere
La cucina del piano primo: quella che evita le scale.
Dettaglio del piano in pietra scura venata: il lavello e lo scolapiatti sono scavati nello stesso blocco
Il lavello non è appoggiato sul piano: è scavato dentro, scolapiatti compreso.
Tavola AR 1: l'isola della cucina al piano terra, pianta, quattro prospetti e sezioni, scala 1:20
L’isola del piano terra, 1:20. Apri il PDF
Tavola AR 2: la cucina del piano primo, pianta, prospetto e sezione, scala 1:20
La cucina del piano primo, 2 gennaio 2026. Apri il PDF

I disegni

L’esecutivo è del 25 maggio 2025. Nella sezione si legge la cosa che spiega il progetto meglio di qualunque foto: la casa sta su tre quote, e il nevaio è 2,60 metri sotto il piano d’ingresso.

Le tavole escono sulla carta intestata dello studio di famiglia, che porta due nomi. Alla riga «progettista» del cartiglio c’è il mio: questo progetto l’ho fatto io.

Tavola A3: le sezioni A-A e B-B dell'intero edificio, con le quote dei tre piani
Sezioni A-A e B-B, esecutivo, 1:20. Apri il PDF
Tavola A2: pianta del piano terra, esecutivo, con la cucina a isola, il camino e il vano del nevaio
Piano terra. Apri il PDF
Tavola A1: pianta del piano primo, esecutivo, con le camere e i bagni
Piano primo. Apri il PDF
Tavola dello stato di fatto: piante del piano terra e del piano seminterrato quotate, novembre 2024
Lo stato di fatto, novembre 2024: il rilievo da cui è partito tutto. Apri il PDF

Dove siamo

Il cantiere non è chiuso. Mancano gli arredi, il camino, la cucina; le fotografie del 18 settembre 2026 sono di una casa che si sta vestendo. La targa, però, è già al muro da agosto.

La targa ovale in metallo sul pilastro intonacato: «il Nevaio dello Chef», architetto Matteo Gardino, impresa edile Brusadelli Costruzioni, agosto 2026
Agosto 2026.
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